RIMBAUD/PALADINO
LE «VOIELLES»

Enzo Di Martino

Dobbiamo storicamente ai Fenici l'invenzione ed il primo impiego dei simboli delle vocali.
Ed ai Greci il loro inserimento nell'alfabeto, perché le antiche lingue semitiche - l'arabo e l'ebraico - ne erano prive, e lo sono tuttora.
Le vocali sono dunque i segni grafici che esprimono e rappresentano visivamente suoni ormai indispensabili nella nostra lingua.

Mimmo Paladino. Foto S. Licitra

Mimmo Paladino
Foto S. Licitra

Ma Rimbaud, il poeta ribelle e «veggente», le ha utilizzate invece, inopinatamente, per evocare i colori, e per lui A è il nero, E il bianco, I il rosso, U il verde ed O il bleu. Si tratta ovviamente di un "arbitrio" ideativo, di un vero e proprio "deragliamento" dei sensi che conduce all'ignoto, dunque alla deriva delle immagini, con un processo di associazione al di fuori di ogni logica razionale, consentita solo a bordo del "battello ebbro" della poesia. Perché per Artur Rimbaud, misteriosamente, la A evoca il "nero vello al corpo delle mosche lucenti», e la E i candori di vapori e di tende e lance di ghiaccio", mentre la I le "belle labbra che ridono di collera", e la U le "vibrazioni divine dei mari verdi", mentre infine la O rappresenta i "silenzi attraversati dai Mondi e dagli Angeli". Una straordinaria poesia, come si vede, che rivela un mondo segreto e che pare indifferente alla lettura ed alla comprensione. E che configura una sollecitazione ideati va alla quale Paladino non poteva rinunciare né sottrarsi.
Perché, a ben vedere, anche le sue immagini, come le parole del poeta, conducono all'evocazione di "altro" dalle apparenze.

Frontespizio della cartella RIMBAUD/PALADINO: LE "VOIELLES" Artur Rimbaud, "Voielles"

In queste sue cinque xilografie le vocali sovrastano sempre una testa, un volto simbolico che sembra voler rappresentare le molte "facce" dell'uomo, le sue espressività determinate dal suono evocato. Si tratta di volti che rinviano ad allusioni ed illusioni che ne rendono difficile la decifrazione ed il riconoscimento.
Le vocali, nella trascrizione visiva ingigantite, oosf grandiose ed isolate, assumono allora una connotazione minacciosamente totemica. Naturalmente anche i colori hanno un ruolo evocativo nelle opere di Mimmo Paladino, ma sono qui ovviamente "traditi", arbitrari come gli accostamenti che fa il poeta, diventano dunque puri e semplici pretesti formali dei quali l'artista si serve per giungere infine all'opera immaginata, autosufficiente nella sua ineffabile compiutezza.
La necessaria essenzialità dell'incisione sul linoleum accentua poi l'asprezza del suo segno che non è dunque mai descrittivo. Si tratta di un segno forte e potente, inciso con la punta di un coltello, si potrebbe dire, che "nomina" le cose - in questo caso i volti e le vocali - senza tuttavia attardarsi mai nel tempo della seduzione.

Acquaforte di Mimmo Paladino Linoleum di Mimmo Paladino Linoleum di Mimmo Paladino Linoleum di Mimmo Paladino Linoleum di Mimmo Paladino Linoleum di Mimmo Paladino

M. Paladino - Voielles - Acquaforte e linoleum del volume

Un segno che non è dunque la descrizione della forma ma è esso stesso la forma.
Esprimendo la volontà di rendere persistente, stabile e duratura, l'apparizione che attraverso di esso si verifica.
Un segno apparentemente monotonale, per certi versi simile a quello di Matisse, che possiede una sorta di certezza, indiscutibile anche nell'arbitrio.
Mentre il colore, infine, acquisisce in queste opere di Mimmo Paladino una funzione alchemica, che è forse anche nella poesia di Rimbaud, determinando perciò un misterioso codice espressivo che si avvale semplicemente di analogie e di assonanze, di associazioni azzardate, forse illogiche, e di accese visioni immaginative.
Un codice che appartiene perciò, con tutta evidenza, solo alla "sacra ambiguità" dell'arte e della poesia.