IL SEGNO DEL COBRA:
ASGER JORN
Nel 1996 la Pinacoteca Comunale Casa Rusca di Locamo aveva ospitato un'antologica di Asger Jorn curata da Pierre Case. Oltre ai dopinti, alle sculture e alle ceramiche, veniva concesso un ampio spazio alle realizzazioni grafiche nelle sale di Palazzo Morettini oltre che nel secondo volume del catalogo edito da Skira.
Tra i fogli esposti spicca la "Schweizer Suite" realizzata dal maestro danese nel 1953 durante il breve soggiorno in terra elvetica. Sono 23 piccole acquaforti riprese a puntasecca che testimoniano il travaglio dell'artista in un momento molto delicato dell'esistenza.
A. Jorn
Rèsistance Masculine
1953/54 - Acquaforte
Convalescente di una grave forma di tubercolosi, reduce dall'esperienza "Cobra" appena conclusa tra i dissapori - solo in un Paese che sente estraneo al suo spirito, — Jorn esprime in una sequenza di folgorazioni le ricorrenti memorie e i travagli. Le immagini in bianco e nero, sottomesse a un segno talora aspro ed essenziale, talaltra sciolto in un viluppo che preserva e fa trapelare una larva di figura o la sintesi allegorica di una vicenda, significano la diversa faccia di una personalità esplosivamente attraversata dal colore elevato a forma e a racconto in divenire.
Si tratta di due momenti del medesimo intendimento creativo: la grafica è un processo di cui ci si deve impratichire, era solito affermare e aggiungeva: "impossibile dipingere quadri e al tempo stesso occuparsi di grafica".
A. Jorn - Fièe quarte lune - 1971 - Xilografia
E a proposito dell'acquaforte annotava: "Intendo sfruttare le possibilità espressive che si nascondono nelle acqueforti, nelle diverse tecniche d'incisione, nella puntasecca, negli acidi e nella corrosione" Così vengono spiegate le successive elaborazioni della "Schweizer Suite", limitate a piccoli succosi accenti scuri, che ampliano con forza la scala tonale, che irrobustiscono la luminosità e che introducono precise sottolineature grafiche nelle strisce corrose uniformi", ha puntualissato Werner Haftman nella introduzione al portfolio del 1961.
Ma, come abbiamo già accennato, la "serie svizzera" si distingue per la peculiarità di essere il compendio del tragitto artistico di Jorn, una sorta di momento prima di intraprendere di lì a poco quella avventura albisolese che investirà le sue tele di una nuova luce, di un nuovo calore.
A. Jorn
Les enfants engueulent
1953 - puntasecca
Date le piccole dimensioni — non sono più grandi di un palmo di mano secondo la misura sacra a Wols — assumono il ruolo di fogli di taccuino, di appunti per non dimenticare. Qui troviamo l'incisione dissacrante intitolata "Schweizer Carde" a fianco de "L'Ètranger du village", dichiarazione del suo isolamento in un mondo estraneo: "Una figura senza peso, dallo sguardo ispirato, sembra galleggiare nello spazio pittorico trattato morbidamente", osserva nella circostanza Ursula Lehmann-Brockaus, la principale studiosa del percorso grafico di Jorn.
Alcuni interventi si ripercuotono nella storia dei dipinti: addirittura "Les enfants s'enguelent", appare narrativamente più profondo per l'escavazione segnica rispetto al coevo olio. Compaiono anche evidenti riferimenti al ciclo "On the Silent Mith", un'esplosione del magico e del terribile suscitati dalle leggende nordiche nel periodo della convalescenza trascorsa a Silkeborg: sono "hiver" e "Femelle mterplanetaire" a condurci lungo tale versante. "Le droit de l'aigle" e "Salaud solaire" rimandano invece, grazie a ectoplasmi mostruosi figli di Ensor e di Munch ai giorni dell'incubo della guerra atomica, quell'incubo che aveva contribuito nel 1948 alla nascita di "Cobra". Questa riflessione sulle incisioni esposte undici anni fa nell'antologica di Locamo è stata suscitata da una recente, bellissima pubblicazione dell'opera grafica di Asger Jorn pubblicata dalla Galerie Bordas, che ha sede ha San Marco in Venezia. Il volume in questione parte dalle prime puntesec-che del 1339 per allargare il discorso fino alla menzionata Schweizer Suite prima di approdare alle ultime xilografie del 1971. Un viaggio straordinario nel mondo magico e disperato di un grande autore del secolo scorso.