L'EROE ILLUSTRATO
"GARIBALDI A MILANO"
Con il volume "Garibaldi a Milano", edito da Franco Sciardelli, "l'Eroe dei Due Mondi" torna simbolicamente nella capitale ambrosiana per festeggiare i duecento anni dalla nascita, avvenuta nel 1807. E ci torna per la quarta volta con pagine avvincenti, che raccontano — attraverso una lontana e vivacissima cronaca — la visita di Garibaldi a Milano, avvenuta nel marzo del 1862, dopo quella del 1848 e la successiva del 1880.
Garibaldi a Milano
Cronaca di anonimo, Milano 1862
99 + 15 esemplari
con 7 incisioni originali
di Nani Tedeschi
Milano - 1982
Queste giornate milanesi del 1862, raccontate col linguaggio semplice e partecipante di chi ha la stoffa del bravo cronista (proprio come diceva Kafka: «ciò che conta è il senso degli avvenimenti»). Nani Tedeschi ce le fa anche rivivere con l'immediatezza e l'eleganza del segno, che accompagna le sue acqueforti, dedicate a «fermare» - senza enfasi né retorica - alcuni momenti, tipici di un Garibaldi, colto in gesti tanto più efficaci e genuini quanto più con la sua presenza ci appare isolato e solitario, a dominare quasi ognuna delle policrome raffigurazioni. Tutto l'opposto, insomrna, della vecchia iconografia, cara a certi «album storico-artistici» con le litografie di Cassano o di De Marchi o di Milla, che illustravano le popolari edizioni dei milanesi fratelli Terzaghi.
La città esulta
Davanti alla Scala
Lo storico incontro
I quartieri popolari
Così, nelle acqueforti di Nani Tedeschi ecco un Garibaldi, che osserva lo sfondo di un quartiere di modeste, eppur dignitose, case popolari, come dovevano essercene molte nella Milano di cent'anni fa. Ecco un Garibaldi, insolitamente stilizzato come una macchia bianca, eppure altero, che passa a cavallo davanti al teatro alla Scala, nel buio della sera, con la facciata del Piermarini in controluce e, lontano nel cielo, un pallido occhieggiare della luna. Ecco un Garibaldi, che quasi si ritrae dalla scena, tutta pausata di silenzio, e si mette in angolo, per fare meglio campeggiare le allegoriche figure ammirate nella visita allo studio d'arte dei fratelli Induno (e sono, manco a dirlo, figure di garibaldini!).
Solo per l'incontro col Manzoni i «personaggi» che occupano la scena, diventano due, sullo sfondo della dimora di via Morone. Ma anche qui, oltre la sottile, trattenuta ironia che avvolge entrambe le figure (quasi a contrappunto del commosso abbraccio: «e si strinsero ambedue in amplesso» nota senza un'unghia di malizia l'anonimo «compilatore»), quanta diversità, nella vena immaginativa di Nani Tedeschi, rispetto per esempio a un'analoga composizione, ben nota ma insopportabilmente «carica», come quella del dipinto di Sebastiano De Albertis!
C'è, infine, un'ultima acquaforte, fiammeggiante nei colori garibaldini, dove Tedeschi ha saputo incidere con rara sapienza sulla lastra di zinco il profilo quasi allegorico del Duomo, che si stacca nel freddo nitore dei suoi marmi, fra un groviglio di tetti e di comignoli, visti dall'alto. Garibaldi non appare, non si vede. Potremmo addirittura pensare che quella sia stata l'ultima immagine riassuntiva, che il Generale si è voluto portar dentro, nel segreto della memoria, all'atto di lasciare Milano alla volta di Lodi, insieme ai due figli, Menotti e Ricciotti.
Oppure, nessuno ci vieta di supporre che nelle minuscole, quasi indecifrabili figure, che animano gli spazi del Sagrato, si muova qualcuno di quei religiosi, che proprio per «purgarsi d'ogni connivenza col pretume infeudato a Roma ed a Vienna» (come ha scritto il nostro "compilatore») non avevano rinunciato a incontrarsi con Garibaldi e ad attestargli «i propri sentimenti liberali». Quasi un anticipo del superamento degli storici steccati: lo stesso che aveva suggerito al mangiapreti Garibaldi di dettare il 24 marzo del 1862, dalla città ambrosiana, un robusto appello «ai sacerdoti lombardi» invitandoli a schierarsi finalmente con «la nazione intera» e a collaborare «alle aspirazioni sante dell'Italia».
Chissà se almeno il suo caloroso auspicio finale - «noi segneremo sulla faccia del mondo l'era nuova della redenzione» - riusciremo a vederlo diventare operante, adesso che Garibaldi si accinge a un nuovo, simbolico «ritorno» fra noi? Intanto godiamoci le parole e le immagini di questo splendido e intrigante "Garibaldi a Milano".