DELLA SILOGRAFIA

Luigi Veronesi

Credo utile portare qui la definizione di quest'arte, poiché oggi molti di quelli che pure la coltivano, dimostrano di non conoscerla: la silografia è l'impronta di un disegno inciso su una tavola di legno, ottenuta per mezzo di un inchiostro adatto. La tecnica silografica è dunque uno dei mezzi concessi all'artista perché egli possa dare consistenza plastica alle creazioni della sua fantasia; precisamente come la tecnica della pittura, della scultura ecc.

Luigi Veronesi - "Compoizione" - 1955 - SilografiaEssa in origine viveva solo in funzione del disegno; le primissime silografie erano costituite da un solo segno nero, sottile (completato da qualche leggera grigiatura e da rarissimi neri pieni) che delineava i contorni del disegno, la bellezza del quale era la bellezza della silografia stessa, indipendentemente dalla tecnica usata. (Durer e Holbein affidavano spesso a semplici operai l'incisione sul legno dei disegni che essi creavano a questo scopo).
Più tardi, ai primi e talvolta semplici intagliatori si sostituirono degli abilissimi incisori, i quali vollero che la loro abilità diventasse la prerogativa e lo scopo principale di quest'arte. Ecco che essi si misero a gareggiare con gli incisori su metallo; ma, mentre dalle loro mani uscivano opere di tecnica mirabile, purtroppo lo spirito della silografia si perdeva a poco a poco, e il valore del disegno veniva trascurato per il bell’effetto dell'intaglio. La silografia, perduto cosi il proprio carattere, fu sopraffatta dall'acquaforte. Solo verso la fine del secolo scorso alcuni artisti hanno cercato di rimetterla in valore, e in un certo senso vi sono riusciti, perché ora i silografi sono assai numerosi; però la rinascita non è stata completa. Se si eccettuano pochissimi artisti, tutti gli altri oggi curano ancora più il bel segno e la perfezione tecnica che non lo spirito della loro composizione; per convincersene, basta osservare la maggior parte delle silografie che illustrano e fregiano libri, o che ci vengono presentate nelle varie esposizioni d'arte; bastino, per fare un esempio, quelle esposte nel Padiglione della Stampa alla Triennale di Milano.

Luigi Veronesi - Compoizione - 1955
Silografia

Luigi Veronesi - "Relativo" - 1961 - SilografiaHo detto che la silografia è soltanto un mezzo — bellissimo — per realizzare una concezione plastica; oggi quasi nessun artista pensa a questo; in generale si fa soltanto del virtuosismo tecnico.
Che un disegno sia sentito, che possa comunicare un'emozione, questo non preoccupa nessuno; tutti si affannano invece a incidere, per esempio, con la sola sgorbia sul legno di filo, o viceversa col solo bulino sul legno di testa, per ottenere degli effetti speciali.
Ci si cura che il ferro incida dei solchi tutti uguali, tutti matematicamente perfetti; ci si studia di ottenere le grigiature con incroci di tratti esattissimi e uniformi per tutta la tavola, e non si pensa che un albero, un fiume, una casa, una faccia o una nuvola risulteranno, alla fine, con le grigiature tutte uguali tra di loro. Quale sensibilità abbia poi la composizione cosi ottenuta, è facile immaginare, ed esempi se ne potrebbero portare a migliaia.
Penso che molti artisti siano condotti alla prevalenza della tecnica sull'arte dal timore che la loro opera perda le caratteristiche proprie dell'incisione in legno. Questo non può or mai avvenire, perché il legno conserva sempre — qualunque ne sia il trattamento - quel delicato ma forte sapore che gli è proprio, anzi, meno la tecnica cercherà di farlo risaltare con artifizi, e più esso sarà, naturalmente, schietto e brillante. Quello che fa di una silografia un'opera d'arte è dunque anzitutto la composizione (sia che si tratti di illustrazioni, di ex libris o di disegni fine a se stessi); essa deve essere perciò pensata e studiata prima che realizzata sul legno; e qui entriamo nel campo dell'arte pittorica in generale.

Luigi Veronesi - Relativo - 1961
Silografia
Luigi Veronesi - "SRZ" - 1934 - Silografia

Luigi Veronesi
SRZ - 1934
Silografia

Per fare della silografia nuova non basta mascherare la banalità della concezione (fiorellini, alberelli, voli di rondini, libri aperti, ecc.) con un trattamento pseudo modemo a base di contorni geometrici e sfumature rigide; la semplice rappresentazione di forme naturali più o meno stilizzate non può darci delle emozioni di ordine estetico; ma solo quando la composizione è intesa come un ritmo di forme e di linee, indipendentemente dalla loro somiglianza con le forme della realtà (che possono essere punto di partenza, ma non punto di arrivo), solo allora l'opera può essere considerata arte; e alla sua realizzazione materiale la tecnica della silografia può dare il contributo di una particolare, calda morbidezza.
Occorre però che il segno sia vivo, non importa se di bulino o di sgorbia o di qualunque altro arnese; non importa se regolare o irregolare; ciò che conta è che l'insieme sia plastico.
Naturalmente, nessuna regola vale, in arte: ciascun individuo si crea la propria; ma, dato che la silografia è oggi legata da molte regole generali, del tutto scolastiche, è forse opportuno dare qui qualche norma tecnica assai empirica; essa non ha che valore di reazione, in quanto ha il solo scopo di liberare il disegno dai vincoli di una tecnica accademica e compassata.
Non deve essere uniforme, la tecnica della silografia; lavorando solo a sgorbia o solo a bulino, il risultato è facilmente monotono e freddo. Essa invece dev'essere varia ed elastica, deve adattarsi al disegno, aderendovi in modo da far vibrare ogni forma in se stessa, e tutte insieme in un perfetto equilibrio di valori.

Luigi VeronesiI bianchi non devono essere tutti aridamente uguali, e cosi i neri e i grigi; ciò può rendere la silografia piatta e decorativa; le masse, le linee e i vari toni hanno ciascuno un proprio spirito, che nasce dal gioco dei rapporti creanti il ritorno unitario della composizione.
Un altro elemento importantissimo della silografia è il colore. Pure apprezzando sopra tutto le classiche silografie in bianco e nero, io trovo assai belle anche quelle a più colori. Attenzione, però, a non voler fare della pittura, ché si cadrebbe allora, ed è facile comprendere il perché, nella brutta copia di un dipinto. Il colore va considerato come elemento complementare della silografia, non come parte organica di essa; va cioè adoperato solo nei casi in cui si vuole arricchire e ravvivare il gioco dei bianchi e dei neri. Si tenga presente perciò di non abusarne: l'abbondanza di esso in una silografia può essere in ragione inversa della sua bellezza. Solo creando ex novo, cioè liberandosi da tutta la pesante eredità di convenzionalismi che legano la composizione e soprattutto la tecnica della silografia, sarà dunque possibile ridare oggi a questa bellissima arte il suo vero valore, e risollevarla dalla pietosa decadenza in cui è stata portata da troppe idee errate, e da troppi mestieranti senza scrupoli.

Luigi Veronesi

Da "Campo grafico", 1933