PHILOBIBLON
PALADINO

Angela Vettese

Philobiblon è stato concepito in una edizione che coinvolge l'opera di Mimmo Paladino, che si è dedicato alla rilettura per immagini di un testo del 1340. Tale escursione temporale muta il destino dei libri, i quali, intesi come oggetti di lettura silenziosa e non di lettura ad alta voce, sono cosa relativamente recente.

La copertina di "Philobiblon", prezioso volume edito da Sciardelli e interamente illustrato da Mimmo Paladino.

La copertina di Philobiblon,
prezioso volume edito da Sciardelli
e interamente illustrato
da Mimmo Paladino.

E recente è la perdita di diffidenza nei confronti del libro, oggetto che non parla. Da Pitagora a Platone, fíno a Clemente Alessandrino vi è stata una grande diffidenza. Soltanto con Sant'Agostino, con le sue Confessioni, incomincia la lettura silenziosa e con essa la meditazione e anche l'illustrazione, perchè è evidente che illustrazione e lettura silenziosa procedono a braccetto: mentre si legge, si contempla e si riflette. Una quaestio molto dibattuta riguarda il fatto se nel libro illustrato il rapporto tra immagine e parola debba essere paritetico, oppure se la parola debba farsi ancella dell'immagine, o viceversa. In quest'ultimo caso, l'artista potrebbe fare del libro solo l'occasione per le "proprie" immagini. E invece, con grande e intelligente umiltà, Paladino accompagna il corso del libro e il lettore, dandogli la possibilità di pause.

Xilografia realizzata da Mimmo Paladino per "Philobiblon", 25 x 34,5 cm, in collaborazione con Adriano Porazzi.Attraverso la collaborazione con lo xilografo Adriano Porazzi, forse l'ultimo grande xilografo italiano, Paladino ha creato una serie di immagini intagliate su legno che animano queste pagine. Vi si trova innanzi tutto una bellissima (e anche l'unica) immagine a piena pagina, che informa su come Paladino abbia concepito il rapporto con il libro. Questa immagine a colori è una stanza chiusa, con un uomo all'interno, che ricorda la biblioteca alveare concepita da Borges nella sua Biblioteca di Babele, là dove ciascun uomo viveva un'esistenza solitaria accompagnata soltanto da libri in un esagono che era parte di una serie di esagoni: la biblioteca come universo e come luogo di solitudine e di contemplazione. Sfogliando il volume, si vedono arrivare capoversi, spirali, simboli, immagini, suggestioni tratte da frasi del testo. Non ci si trova di fronte a un'illustrazione pedissequa, ma a un vero e proprio interscambio, a un dialogo tra immagini e parole. Questo volume nasce come insieme di due epoche, il Medioevo e la fine del millennio, e fa riflettere su quanto è accaduto e su quanto sta accadendo: il Medioevo che impara a leggere silenziosamente, e la fine del millennio che cessa di leggere o quantomeno incomincia a sostituire al libro altri mezzi di lettura, quali i CD rom e Internet. Ci troviamo forse in un momento di crisi della carta stampata? Evidentemente no. Facendo un parallelo con l'arte contemporanea, si può forse dire che, dopo tanti esperimenti che l'hanno quasi portata all'autoannullamento, l'arte sia finita? Evidentemente no, perchè sia l'arte visiva, sia i libri, fanno parte di quel patrimonio destinato a durare, fanno cioè parte di quella storia culturale dell'umanità che non potrà mai essere dimenticata.

Xilografia realizzata da Mimmo Paladino per Philobiblon, 25 x 34,5 cm, in collaborazione con Adriano Porazzi.

Pagina di "Philobiblon".Paladino è stato uno degli autori che in Italia e nel mondo ha riportato il gusto di fare manualmente le opere d'arte, quindi anche il gusto della xilografia, la quale richiede un passaggio attraverso un artigiano. Ha riportato il gusto del mettere le mani nella pasta dell'arte, dopo che per almeno un paio di decenni era andato perduto. Allo stesso modo, un volume come Philobiblon, nel quale le immagini non svolgono un ruolo protagonista o ancillare, riporta il gusto del libro a se stesso. Franco Sciardelli, l'editore del volume, mi diceva che questo non deve essere concepito come un libro nostalgico del tempo che fu, ma quasi come un incunabolo, un volume che inizia una nuova epoca: l'epoca del libro concepito non come unica forma possibile di trasmissione del sapere, ma come fonte privilegiata. Si è parlato di Borges: parliamo ora di padre Pozzi, il quale in Parola dipinta e in Sull'orlo del visibile parlare, ha studiato la storia dei rapporti tra immagine e parola. Pozzi sottolinea come un libro in cui l'immagine non venga ad aiutarci sia un libro diminuito o comunque con un livello di lettura in meno. Paladino ha aggiunto al libro un po' di mistero, qualche cosa in più, nell'infinita interpretabilità delle immagini e delle parole. La copertina è in questo senso emblematica: ha infatti una faccia, ne ha un'altra, ha un dorso, ha un'altra faccia. Si può andare all'infinito a scoprire piccole cose, piccoli frammenti: questo è un volume che si apre e non termina mai.

Pagina di Philobiblon