ANDY WARHOL
LA SERIGRAFIA COME ARTE

Ada Masoero

Alla metà degli anni Sessanta, dopo dieci anni di successo nella pubblicità e una breve gavetta nel mondo dell'arte «maggiore», Andy Warhol è ormai consacrato dalla critica e dall'establishment cultural-mondano di New York come l'interprete più fedele della cultura di quel decennio.

A. Warhol - da "Mick Jagger" - 1975 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.Coerentemente con il suo obiettivo, che era quello di ottenere una perfetta riproducibilità dell'opera d'arte, negando cosi il concetto di «stile» e polemizzando violentemente con l'immagine dell'artista-demiurgo cara agli espressionisti astratti,Warhol aveva adottato la tecnica serigrafica per realizzare opere uniche su tela. E ora, nel pieno di una crisi che lo indurrà ad annunciare il suo abbandono della pittura a favore del cinema (di fatto poi mai messo in pratica), Warhol conduce alle estreme conseguenze il principio della illimitata riproducibilità dell'opera d'arte, dedicandosi decisamente alle alte tirature su carta numerate e firmate. I temi sono i medesimi dei dipinti appena precedenti o contemporanei: appaiono dapprima Liz e Flowers, Campbell's Soup Can on Shopping Bag (1964). Poi prendono il via le serie di uguale soggetto: Birmingham Race Riots, sempre nel 1964; Jackie I,II,III,1966; Marilyn, 1967; Flash-November 22, 1963, 1968; Campbell Soup I, II, 1968-69; Flowers, 1970; Electric Chair, 1971. Ogni serigrafia, sebbene ripetuta, diventa in queste cartelle un'entità autonoma, grazie all'uso di gamme cromatiche diverse che alterano gli oggetti e i volti dei personaggi, caricandoli di valenze emotive differenti.
Fino a questo momento,Warhol si era sempre servito di immagini tratte dai media - foto di cronaca o immagini pubblicitarie - che ripeteva più e più volte con l'obiettivo di privarle di ogni carica semantica, riducendole - apparentemente - a un mero motivo decorativo. Il che era tanto più spaesante per l'osservatore, quanto più drammatiche erano le immagini proposte (gli incidenti d'auto dei Car Crash, le sedie elettriche, le immagini delle rivolte razziali, le Jackie e così via). L'artista sembrava dunque limitarsi a riprodurre in modo neutro e meccanico immagini del déjàvu: di fatti di cronaca, di prodotti commerciali di larghissimo consumo (Coca Cola, Campbell's Soup, Brìllo, e così via) e di volti divinizzati dallo show business (la stessa Jackie diventa l'emblema del consumismo dei sentimenti, dati in pasto a milioni di spettatori della gran macchina dello spettacolo americana).

A. Warhol
Da Mick Jagger - 1975 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.
A. Warhol - da "Mao Tse Tung" - 1972 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.

A. Warhol
Da Mao Tse Tung - 1972
Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.

Legate dal filo del consumismo, da lui identificato acutamente come il tema dominante della nuova cultura, le immagini di Warhol, si propongono dunque come la perfetta negazione dell'atto creativo dell'artista. Solo in apparenza però, perché l'artista interviene invece, e pesantemente, su tali immagini, avvalendosi ora del colore con le sue forti valenze emozionali, ora di effetti di annebbiamento, di sfuocatura, di abrasione per negare di fatto la tetragona neutralità ostentata attraverso il procedimentto prediletto dell'iterazione.
Con la serie di Mao, nel 1972, Warhol introduce una nuova caratteristica stilistica, che segnerà gran parte delle sue opere di quel decennio: ognuna delle serigrafie che compongono quella cartella è identificata infatti dalle altre per mezzo di una lieve grafia che ora Warhol sovrappone agli effetti coloristici praticati da sempre. Il volto di Mao, temibile nemico del sistema capitalistico, e al contempo icona riconoscibile a livello planetario, è così tradotto in un inoffensivo fondale per esercizi coloristici e grafici, e viene iterato all'infinito, trasformandosi (in una mostra parigina in cui è ripetuto oltre duemila volte) in una sorta di volgare carta da parati.
Con il passare degli anni, dopo aver perlustrato in ogni sua piega l'immaginrio collettivo dell'homo metropolitanus e ormai in parte scavalcato sul fronte dell'avanguardia da nuove correnti artistiche - siamo nella stagione dell'arte concettuale, sempre più algida e cerebrale -, da quell'accorto uomo d'affari che è, Warhol capisce che può sfruttare il suo mito, ormai sancito dai maggiori musei e dalle più autorevoli gallerie del mondo.

A. Warhol - da "Ladies and gentlemen" - 1975 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.Tralasciate le immagini preconfezionate offerte dai media, prende cosi a scattare egli stesso fotografie con quella che diventerà la sua inseparabile Polaroid. E si dedica al jet set internazionale, di cui è membro a tutti gli effetti, creando una sorta di galleria fotografica dei protagonisti del «bel mondo» di allora, da Mick Jagger, del 1975 (l'unico proposto in una cartella di serigrafie composta da dieci «pose» diverse), a Man Ray dello stesso anno, a Jimmy Carter (1976) a O.J. Simpson (1978), a Giorgio Armani (1981), ai Principi di Galles (1982). Personalità alle quali tuttavia, con il consueto guizzo d'ironia, avvicina i dieci perfetti - e sguaiati - sconosciuti della serie provocatoria e bellissima di Ladies and Gentlemen (1975), dedicata ai travestiti di New York.
II suo intervento sull'immagine fotografica, nel corso degli anni Settanta, si fa sempre più vistoso: si tratta di segni grafici o di chiazze di colori vivaci, dai contorni spezzati, che frammentano vistosamente l'immagine, ignorando i contorni dei volti sottostati e dando vita a un effetto fortemente espressivo.
La cartella dei Ten Portraits of Jews of the Twentieth Century, del 1980, è l'ultima serie in cui Warhol si avvale di questo procedimento. All'aprirsi del nuovo decennio - l'ultimo per lui, che morirà nel febbraio del 1987, in seguito a un intervento alla cistifellea - Warhol inaugura infatti un nuovo stile: la sua presenza si fa per un verso più sommessa, traducendosi in un lieve segno di contorno, per un altro verso più preziosa, più attenta a effetti di autentica eleganza formale. Cosi, le grafie sono sempre più spesso tracciate con scintillante polvere di diamanti, la ricerca coloristica diventa sempre più curata, e la scelta dei temi lo conduce a rivisitare la grande arte del passato (da Leonardo a Raffaello, fino a Munch, che vengono «citati» e reinterpretati in una serie di autentici d'après).
La stessa attenzione ai risultati formali si palesa nella bellissima cartella Myths del 1981, formata da dieci serigrafie dedicate ad altrettanti «miti» del XX secolo (fra i quali Warhol colloca anche se stesso, in un autoritratto di rara efficacia, scintillante di polvere di diamanti), alcune delle quali, come la Star e la Mammy, appaiono addirittura sontuose nella scelta dei colori.

A. Warhol
Da Ladies and gentlemen - 1975 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.
A. Warhol - da "Ads" - 1985 - Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.

A. Warhol
Da Ads - 1985
Portfolio di dieci serigrafie numerate e firmate.

Sempre più coinvolto dai suoi nuovi temi, Warhol approda all'impegno sociale, creando nel 1983 la stupenda cartella delle Endangered Species, dieci serigrafìe raffiguranti ognuna un animale in via di estinzione, costruite con la consueta abilità di splendido colorista, a cui si somma, in questo caso, una tecnica grafica raffinata, frutto di un evidente lavoro di progettazione.
Tra gli anni Settanta e gli Ottanta, Warhol attinge poi al serbatoio dei grandi simboli universali, creando nuove «nature morte» quali i teschi (Skulls, 1976), le falci e martello (Hammer and Sickle, 1977), e i dollari (Dollar Sign, 1982), riedizione, meno felice però, dei magnifici Dollar Bills degli anni Sessanta. Tuttavia, quasi come in un testamento artistico, nel 1985 Warhol ritorna al tema prediletto della pubblicità, con la cartella intitolata Ads: dieci serigrafie giocate nuovamente sui simboli del consumismo, nelle quali, per la prima volta, compare il computer, nuova onnipervasiva icona di quel decennio. È nata l'era informatica di Warhol, ancora una volta si mostra infallibile nel cogliere e riproporre tempestivamente attraverso le sue immagini lo spirito del suo tempo.